COME E CHI ACCOGLIERE? L’importanza dell’accoglienza di fronte alle nuove sfide dei cambiamenti sociali.


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Negli ultimi decenni il tessuto sociale è andato incontro a dei profondi cambiamenti.
La famiglia ha assistito al venir meno della sua dimensione allargata, che le permetteva di disporre di un quantitativo ingente di risorse, che le consentiva di prendersi cura dei propri membri anziani, anche se gravemente invalidi.
La famiglia odierna è costituita da un nucleo ristretto di componenti, in cui entrambi i membri della coppia sono spesso costretti a lavorare.
Questo fa sì che la famiglia non sia più in grado di rispondere efficacemente ai bisogni assistenziali dei propri membri anziani, nel caso in cui questi ultimi presentino dei gradi di invalidità medio-gravi.
Per i familiari di una persona anziana riconoscere di non essere più in grado di poterle offrire l’attenzione e le cure di cui necessita non è certo un percorso facile.
Altrettanto difficile risulta l’atto di decidere di affidare il proprio caro ad una struttura, in grado di offrirgli l’assistenza di cui ha bisogno. Ancor più difficoltoso e fonte di timore si rivela il comunicare al proprio familiare la suddetta decisione.
Le famiglie, che possono godere di svariati altri servizi, che le possono affiancare in diversi altri momenti, vengono però lasciate sole in questo frangente così delicato e così difficile.
Gli effetti di questo vuoto, di questo bisogno insoddisfatto sono sotto i nostri occhi.
I familiari non si legittimano a chiedere aiuto ad una struttura, ritenendo che sia loro dovere assistere l’anziano domiciliarmente, fino ai limiti della loro “sopportazione”.
Molto spesso vanno ben oltre e a risentirne è l’intero nucleo familiare.
Sovente si legittimano a chiedere aiuto dopo una crisi coniugale, lo sviluppo di un disturbo d’ansia, di un disturbo psicosomatico o di un sintomo depressivo.
Si sentono profondamente in colpa, fino a vivere questo passo come una forma di “ingrato abbandono” per un padre, una madre, un fratello, una sorella o uno zio, che hanno fatto così tanto per loro; ed hanno un timore elevatissimo della loro reazione di fronte alla comunicazione della loro decisione di affidarli ad una struttura.
La società non li aiuta, colludendo con il loro “comandamento” e dimostrandosi giudicante nei confronti di coloro che esasperati chiedono aiuto.
Tutto questo non può che avere delle pesanti ripercussioni sulle modalità con cui il nuovo ospite farà il proprio ingresso in struttura.
Occorre quindi ragionare su efficaci pratiche di accoglienza che possano consentire di vivere il passaggio in struttura in maniera maggiormente serena, riflettendo sul fatto che, forse, l’ospite non è l’unico che ha bisogno di essere accolto.

 

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